Monday, June 22, 2020

La Maturità di Alex, il ragazzo che ha ucciso il padre violento

COLLEGNO (TORINO). «La scuola è stata di grande supporto. È stata un punto di riferimento e lo sarà per tutta la vita».
Per Alex Pompa, il 18enne che
la sera del 30 aprile a Collegno ha ucciso il padre Giuseppe per difendere la madre dall’ennesima aggressione, oggi è il giorno della ripartenza. Questa mattina, insieme a Fabio, amico e compagno di banco, ha sostenuto l'esame di maturità all'alberghiero Arturo Prever di Pinerolo.
Accompagnato dall'avvocato difensore Claudio Strata, ha risposto alle domande dei docenti e ha portato una tesina sul turismo enogastronomico. «Il traguardo di Alex è una grande gioia per tutti» commenta il legale. 

https://www.lastampa.it/torino/2020/06/22/news/la-maturita-di-alex-il-ragazzo-che-ha-ucciso-il-padre-violento-1.38997141

Friday, January 31, 2020

Tragedia di Piazza San Carlo, avvocato Strata sugli organizzatori: “Non hanno letto le prescrizioni”

Gli organizzatori e i gestori della manifestazione in programma la sera del 3 giugno 2017 a Torino in piazza San Carlo, per la proiezione su maxischermo della finale di Champions “non hanno letto le 19 prescrizioni impartite dalla commissione provinciale di vigilanza”. E’ quanto ha detto oggi l’avvocato Claudio Strata in difesa di uno degli imputati, il viceprefetto Roberto Dosio, alla ripresa dell’udienza preliminare.
Dosio, il giorno dell’evento, aveva presieduto una commissione che secondo Strata “operò in modo diligente”. “Ci contestano – osserva il legale – l’inadeguatezza o l’inefficacia di alcune prescrizioni. Ma il vero problema è che nessuno le lesse, a cominciare dagli operatori del Comune e di Turismo Torino”. L’avvocato ha anche “invitato” il giudice e la procura a “riflettere sul ruolo dell’Amiat (l’azienda pubblica di igiene ambientale, ndr), che non rimosse dalla piazza le bottiglie in vetro nonostante le ripetute sollecitazioni della Questura, ma che non è stata chiamata in causa”.

Thursday, July 18, 2019

Monday, May 20, 2019

Wednesday, January 9, 2019

LA RIFORMA IN MATERIA DI PRESCRIZIONE DEI REATI

L’addio alla prescrizione nel processo penale? Prime riflessioni giuridiche e spunti critici - Legge .n. 3 del 9 gennaio 2019


Tuesday, January 1, 2019

Formazione: dal 30 gennaio un corso su “I reati contro la PA”

L’Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Torino ospiterà un percorso formativo che si propone di sensibilizzare, informare e fornire un aggiornamento sulla tutela penale della Pubblica Amministrazione, alla luce della più recente normativa e giurisprudenza.
I dipendenti pubblici affrontano quotidianamente numerose difficoltà legate alla complessità delle procedure. Molte le possibili cause: il modificarsi continuo delle norme, l’adeguamento alle nuove tecnologie, l’incremento della domanda sociale, la difficoltà a realizzare un adeguato turnover del personale. Dalla molteplicità delle cause un unico risultato: un processo decisionale rallentato e incerto, che determina l’insoddisfazione del cittadino-utente e rischia di causare un danno all’immagine dell’ente.
Da qui l’iniziativa intitolata “I reati contro la Pubblica amministrazione”, frutto della collaborazione tra il Presidio della Legalità e la Divisione Personale della Città di Torino, la Corte d’Appello di Torino, l’Ordine degli Avvocati di Torino e l’ANCI Piemonte. Il corso esplora l’ambito dei reati contro la Pubblica Amministrazione al fine di rafforzare la conoscenza per consentire di “operare con la consapevolezza di poterlo fare”, nella consapevolezza che gestire la cosa pubblica significa decidere, negoziare, realizzare attività complesse che richiedono preparazione ed esperienza.
Il programma didattico si prefigge l’inquadramento generale della materia, con tre lezioni frontali nelle giornate del 30 gennaio, 27 febbraio e del 29 marzo 2019.
Primo appuntamento, dunque, mercoledì 30 gennaio dalle ore 9.30 alle 13 nell’Aula Magna della Corte d’Appello del Palazzo di Giustizia di Torino, in corso Vittorio Emanuele II, 130. Il corso è aperto ai dipendenti della Città di Torino e a quelli degli altri comuni piemontesi.


Sunday, December 2, 2018

Riforma Ordinamento Penitenziario - Palagiustiza Torino

Incontro sulla riforma del Sistema Penitenziario al quale partecipa in qualità di relatore l'avvocato Claudio Strata.

Saturday, September 1, 2018

CONVEGNO LEGGE 7/2006 - 26 OTTOBRE 2018 - ASL AT – SALA CONVEGNI

LEGGE 7/2006 PREVENZIONE E DIVIETO DELLE PRATICHE DI MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE

L’appuntamento è realizzato al fine di sensibilizzare sul fenomeno delle mutilazioni genitali femminili, sulla violenza di genere e sui minori, tramite l’emersione degli aspetti giuridici del problema ed illustrando il percorso di assistenza e cura nell’ASL AT per la donna e i minori vittime.




RELATORI:
MASIA DONATELLA -Magistrato - Procura della Repubblica di AsS
ACCO FRANCESCA - Ass. Sociale Consultorio Familiare - ASL AT
BARBERO MAGGIORINO - Direttore Dip. Materno-Infantile ASL AT
MARELLO EDY - Ostetrica SC Ostetricia ASL AT
STRATA CLAUDIO Avvocato - Foro di Torino

TUTOR
CAPRIOGLIO ADRIANA -RAP Dip. Materno-Infantile ASL AT
SCARRIONE ANNA MARIA Referente Equipe Miniori - ASL AT



Thursday, March 1, 2018

Convegno “GDPR negli studi professionali”

Palazzo di Giustizia Torino – 12 marzo 2018


Il Tavolo di Lavoro congiunto “GDPR – Protezione dei dati personali” dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, degli Avvocati e degli Ingegneri di Torino, ha il piacere di condividere a beneficio dei colleghi gli elaborati a cura dei rispettivi referenti, Paola Zambon – Dottore Commercialista, Claudio Strata – Avvocato, Paolo Traversa – Ingegnere, in merito al convegno “GDPR negli studi professionali” tenutasi presso il Palazzo di Giustizia Torino il 12 marzo 2018.
Un’aula magna colma di professionisti ha accolto il saluto di Presidenti dei rispettivi Ordini (Luca Asvisio, per i Dottori Commercialisti e Alessio Monteguzzo per gli Ingegneri mentre era assente per impegni istituzionali la Presidente Michela Malerba) per proseguire nell’analisi svolta dai colleghi Molti i quesiti posti soprattutto al termine del pomeriggio.
Un’ottimo lavoro di squadra nella condivisione e stima tra colleghi ha fatto emergere quanto sia gratificante per noi Professionisti ritrovarsi con Colleghi che pensano ai problemi delle nostre categorie e che salutano le novità normative affrontandole anticipatamente fornire utili spunti sullo status quo normativo ed operativo.
Grazie per i complimenti e per l’entusiasmo che ci avete dimostrato! Ci spronerà a proseguire nel nostro percorso augurandoci di fare sempre meglio.

Fonte ICT Dott - Associazione Dottori Commercialisti esperti in ICT 2018

Tuesday, September 6, 2016

Acquisti per 10 mila e 800 euro senza una lira nel portafoglio...

Dopo il crac di Caffè Platti vestiti di lusso mai pagati per quasi undicimila euro!

Abiti di sartoria, calze e cravatte sempre studiate, scarpe su misura. Lo stile innanzi tutto. Certo, l’azienda era andata a catafascio e aveva trascinato nel fallimento la storica insegna «Platti». Ma che vuol dire? Ci sono abitudini che diventano esigenze. Irrinunciabili. Questione di stile, appunto. Poco importa se l’avvocato Alfredo Cardigliano, 49 anni, aveva il portafogli vuoto. Lui voleva continuare a vivere come ai bei tempi, quando parcheggiava la fuoriserie davanti al caffè inaugurato nel 1870, con specchi e stucchi ammirati da personaggi come Cesare Pavese, Luigi Einaudi Mario Soldati. L’immagine del locale era diventata un po’ anche la sua. E ne ha approfittato finché ha potuto. Anche dopo la sentenza di fallimento, che a gennaio del 2015 ha fatto abbassare la saracinesca del caffè vicino alla panchina dove fu presa la decisione di fondare la Juventus, nel 1897. Poi, il locale è finito nelle mani di Andrea Long, già proprietario della «Jet Hotel». Ma questa è un’altra storia.
Il debito
Già, Cardigliano continuava a entrare in un piccolo tempio dello stile come «Sir Wilson» in via Roma per «rinfrescare» il guardaroba. Viveva di reputazione. Per questo, nessuno ha fatto questioni quando ha pagato con assegni posdatati. Dicembre 2015, gennaio e febbraio 2016. Acquisti per 10 mila e 800 euro. Imprenditore, avvocato. Non poteva essere un truffatore. Ma qualche dubbio è sorto dopo gli inviti a posticipare l’incasso degli assegni ben oltre le date riportate sui documenti bancari.
E così, il titolare di «Sir Wilson» ha deciso di rivolgersi all’avvocato Claudio Strata. Ma il gioco delle tre carte è andato avanti lo stesso, ancora per un po’. Da buon avvocato, ha proposto una transazione. Via mail, tutto nero su bianco. Balle. Serviva soltanto a guadagnare tempo. Scoperto l’inganno, l’avvocato Strata ha inviato un esposto in procura per valutare l’ipotesi di truffa. «Siamo rimasti molto sorpresi dall’atteggiamento di questo ex collega, perché quando abbiamo ipotizzato una sua scorrettezza si è mostrato molto offeso. La realtà era molto peggiore, un vero e proprio raggiro fatto approfittando della fiducia che il mio cliente riponeva in lui», dice l’avvocato.
Il passato
Ma Cardigliano ha ben altre grane. È finito sotto processo a Lecce per aver raggirato una quarantina di clienti del proprio studio legale: prospettava conseguenze giudiziarie, che potevano essere scongiurate con il pagamento di qualche migliaio di euro. Fandonie. Di qui, le accuse di truffa e patrocinio infedele. L’ordine degli avvocati lo ha cancellato dall’albo, lui non ha nemmeno fatto ricorso.
Nulla che possa impensierire un personaggio come Cardigliano, conosciuto in Puglia per aver difeso in aula alcuni fiancheggiatori del boss brindisino Vito Di Emidio per la strage della Grottella (tre guardie giurate trucidate nel 1999). Tanto per capirci, in quel processo proprio Di Emidio lo accusò di avergli spillato 100 mila euro. Un affronto che gli costò un attentato nel 2002 e lo mise nel mirino della criminalità organizzata qualche tempo dopo. In confronto, una truffa è acqua fresca.

Tuesday, April 26, 2016

Pur desueta, la “casa di lavoro” o la “colonia agricola” continua a essere inflitta ad alcuni dopo il carcere

Quei “lavori forzati” pena del passato nel nuovo millennio

SARAH MARTINENGHI
Sono un retaggio del passato, uno dei pochi scampoli d’annata del codice Rocco. Ma esistono ancora, in Italia, i “lavori forzati”: una misura di sicurezza detentiva sopravvissuta a ogni riforma che prevede la costrizione per il detenuto a zappare la terra, raccogliere ortaggi o tagliare la legna. Un provvedimento desueto, sempre meno applicato, non a caso chiamato “ergastolo bianco”. Discusso e controverso, considerato da molti anacronistico, ai limiti del disumano. Ma alcuni magistrati della procura credono ancora nella sua utilità e, quando hanno per le mani il bandito incallito, il malvivente recidivo che entra ed esce dal carcere e bollato come “delinquente abituale”, oltre che “socialmente pericoloso”, chiedono ai giudici questo aggravamento della condanna. Il detenuto, una volta scontata la sua pena, passerà dal carcere alla “casa di lavoro” o alla “colonia agricola”. Fino a quando la relazione di un magistrato di sorveglianza non riterrà superata la sua pericolosità e gli restituirà la libertà.
È riuscito a ottenerla, pochi giorni fa, il pm Roberto Furlan. Il caso giudiziario è quello di Vincenzo D’Alcalà, pregiudicato di Santena con una lunga ”carriera” nei reati di estorsione e di usura, che nella sua vita ha già collezionato per tre volte la misura di sicurezza della casa di lavoro, chiesta ed ottenuta, tra l’altro, sempre dallo stesso magistrato. La prima volta per D’Alcalà, era stata nel 2003: il giudice Alessandra Salvadori gli aveva inflitto sette anni di carcere e tre di “lavori forzati”. «Ma poi, per paradosso, uscì con l’indulto del 2006, e nel 2008 gli fu applicata la misura di sicurezza in una casa lavoro dell’Emilia Romagna — ricorda l’avvocato difensore Claudio Strata — Scontò solo un anno in quella struttura, in cui era entrato anche per via di un altro procedimento da cui fu assolto. Poi tornò in libertà».
Ma, indagando sull’omicidio dell’avvocato Alberto Musy, Furlan si imbatte di nuovo in D’Alcalà, come personaggio legato a Francesco Furchì. Nascono due procedimenti; uno per usura, che si conclude a novembre quando il gup Alfredo Toppino lo condanna a sei anni e 10 mesi più due di casa lavoro; l’altro per estorsione al manager Luca Di-Gioia, da cui avrebbe preteso 20 mila euro per inserirsi nell’affare Arenaways. La corte presieduta dal giudice Maria Iannibelli gli infligge sette anni e altri due di “lavori forzati”. «Auspichiamo che quando sarà necessaria una valutazione, si possa dimostrare che D’Alcalà non è un soggetto pericoloso » commenta l’avvocato Strata. Più volte Furlan ha ottenuto questa misura, era successo un anno fa per una banda di rapinatori seriali (Michele Capezzera, Vincenzo Mecca e Giovanni Nardozzi), e in precedenza per Gerardo De Vito, un intermediario di affari accusato di fatture false ed evasione di Iva. Anche il pm Andrea Padalino, negli ultimi anni, ha visto applicare con successo i “lavori forzati” per scippatori, rapinatori e trafficanti di droga.
Quando fiocca questa misura, che i pm chiedono già in fase di indagine, è matematico anche il ricorso del difensore. «I detenuti in tutta Italia sottoposti a questa forma di detenzione sono al massimo un centinaio — spiega Mauro Palma, il garante nazionale dei detenuti — le strutture sono pochissime in tutta Italia, e spesso non si svolge nemmeno un vero lavoro. Un caso positivo è a Vasto, dove ci sono progetti seri. Ma per il resto il rischio è che diventi un “parcheggio” per chi non ha una rete sociale di protezione. Pochi sanno che è passata una riforma, un anno fa, grazie alla quale gli anni lì dentro non possono superare quelli di carcere inflitti in sentenza: tecnicamente non è più un ergastolo bianco». Il rischio, prima, era il fine pena mai.
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Fonte: La Repubblica, fascicolo cronaca Torino, pagina XII, 20 aprile 2016

La Maturità di Alex, il ragazzo che ha ucciso il padre violento

COLLEGNO (TORINO). «La scuola è stata di grande supporto. È stata un punto di riferimento e lo sarà per tutta la vita». Per Alex Pompa, il ...